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L’intervista social a Rachele Morello

Quando e come hai iniziato a fare pallavolo?

Ho iniziato all’età di cinque anni, però la passione è nata ancora prima perché mia mamma e mia zia giocavano a pallavolo; il sabato sera era appuntamento fisso per andare a vedere la partita e mi piaceva soprattutto andare negli spogliatoi con le ragazze.

Ti sei trasferita molto presto per inseguire la tua passione per la pallavolo, come è stato allontanarsi da casa a soli 14 anni?

Ho fatto tutte le giovanili alla Lilliput di Settimo Torinese, poi a 14 anni sono andata via di casa; è stata una decisione importante, penso una delle più importanti perché mi ha fatto capire che era la strada giusta quella che stavo intraprendendo. Sono molto contenta di aver preso coraggio e aver fatto questa scelta perché ovviamente oltre gli aspetti positivi ci sono anche quelli negativi, come allontanarsi da casa, cambiare scuola, città, ripartire da zero senza avere punti di riferimento nelle nuove città in cui ci si sposta; è un po’ complicato, soprattutto sei non sei poi così grande, però rifarei questa scelta perché, come ho detto prima, mi ha fatto capire che era la strada giusta e che volevo continuare così.

Sei anche nella Nazionale italiana, raccontaci un po’ la tua esperienza in Nazionale?

Ho fatto tutte le nazionali giovanili, quindi il torneo delle 8 nazioni, tre europei e tre mondiali. Sono stata molto fortunata a fare tante esperienze con la maglia azzurra, l’emozione è grande perché senti di rappresentare un’intera nazione anche se le giovanili sono meno seguite, ma proprio perché sei giovane è tutto molto raddoppiato. È una bella responsabilità, devo tanto a queste esperienze che ho fatto perché oltre a girare il mondo ho conosciuto anche tante persone. L’emozione più forte rimane comunque quella di indossare la maglia azzurra e cantare l’inno.

Nel 2017 sei stata anche premiata come miglior palleggiatrice del mondo, cosa si prova?

Di quel mondiale lì mi ricordo soprattutto l’esperienza che abbiamo fatto come squadra, abbiamo vinto il mondiale e c’era tanto da festeggiare e il fatto che poi mi abbiamo anche premiato è stato ancora più bello. Per me è stato un premio molto importante perché essendo la pallavolo un gioco di squadra, quando ti viene riconosciuto qualcosa di individuale è una grande emozione.

Ti piacerebbe giocare anche all’estero?

Penso che il campionato italiano sia tra i tre più forti al mondo, quindi dal punto di vista tecnico non abbiamo da invidiare nessuno; sicuramente se ci fosse l’occasione la sfrutterei, però mi piacerebbe continuare a giocare anche in Italia.

In futuro ti piacerebbe ricoprire il ruolo di capitano della squadra?

Sì, è un ruolo che mi è sempre piaciuto. Credo che il ruolo del palleggiatore abbia un po’ già in sé le caratteristiche che deve avere un capitano, quindi sarebbe sottolineare queste caratteristiche e per me sarebbe una gran vittoria personale.

Secondo te quali sono le caratteristiche fondamentali per ricoprire un ruolo di questo tipo?

Secondo me il capitano deve avere caratteristiche positive sia in campo che fuori dal campo: fuori dal campo ha la responsabilità di tenere unito il gruppo e portare avanti la squadra e anche in campo deve dimostrare concretezza, essere un po’ il trascinatore della squadra e portare sempre dalla propria parte le compagne sia nei momenti positivi che negativi.

Come ti trovi con le tue compagne?

Molto bene, sono molto felice del gruppo che si è creato, abbiamo avuto delle difficoltà sul campo ma ci siamo sempre ritrovate nello spogliatoio per ripartire. Secondo me è una cosa importante che ci deve essere in una squadra, è un bel gruppo e il fatto che siamo tutte giovani sicuramente è un valore aggiunto. Da una parte soffriamo la minore esperienza, ma dall’altra la freschezza di noi giovani è sempre una caratteristica importante per una squadra.

Vi piacerebbe come squadra andare fuori Italia per una partita?

Credo che sarebbe un’esperienza molto bella e che nessuno si tirerebbe indietro.

Sei permalosa?

È stata Flavia a fare questa domanda (risata); si scherza su questa cosa perché sono molto competitiva e quindi se perdo o succede qualcosa che va un po’ contro il mio volere diciamo che me la prendo un pochino.

Quest’anno sei venuta per la prima volta a Ravenna, ti piace?

L’avrei voluta vivere molto di più come città, non avevo mai giocato vicino al mare e questa cosa mi entusiasmava molto; ci sono molte cose che si potrebbero fare, anche con la squadra ogni tanto pensiamo che ci sarebbe piaciuto fare qualche uscita in più insieme. È una bellissima città e le persone sono molto ospitali, mi sono trovata bene da subito.

Ti ricordi la prima piadina e i primi cappelletti romagnoli?

Sì, me li ricordo e ho apprezzato molto, in generale sono un’amante del cibo e mi piace scoprire le culture gastronomiche nei posti in cui vado.

Studi all’università, cosa fai?

Studio economia aziendale, ho fatto questa scelta perché sono sempre stata incuriosita dal mondo di mio padre che è un imprenditore e quando tornavo a casa mi raccontava un po’ delle sue esperienze. Sono al secondo anno e in futuro quando terminerò la carriera da pallavolista come atleta la prima cosa che mi viene in mente è che vorrei essere direttore sportivo piuttosto che allenatore.

Come concili lo studio con la pallavolo?

È un po’ impegnativo, credo che come hanno detto anche le mie compagne il segreto sia organizzarsi, bisogna decidere bene come gestire i propri tempi, però è fattibile.

Hai due sorelle più piccole e giocano anche loro a pallavolo, ti chiedono consigli?

Il rapporto che ho con loro è molto speciale, sono tutte due più piccole, siamo molto legate e sono due delle persone che più mi mancano stando lontano da casa perché crescono e magari ogni volta che torno le trovo diverse. I consigli ce li diamo reciprocamente anche in generale, pallavolo, ragazzi, scuola.

Sei fidanzata con un pallavolista, come vi siete conosciuti? Vi confrontate spesso sulle vostre esperienze in campo oppure no?

Ci siamo conosciuti in campo al “Trofeo delle Regioni” che è stata una delle mie prime grandi esperienze che ho fatto fuori dalla mia società, lui giocava nella squadra maschile del Piemonte, dopo un po’ ci siamo risentiti e da lì è partita la nostra storia. Dopo una partita mi piace confrontarmi con lui oppure se un allenamento è andato male ne parliamo, in generale però cerchiamo di discutere di altro. Una cosa è certa, insieme o contro non possiamo giocare perché siamo tutti e due competitivi quindi se giochiamo insieme uno è più scarso dell’altro e se si perde è sempre colpa dell’altro ovviamente, invece se giochiamo contro vogliamo vincere entrambi.

Nel tempo libero cosa fai?

Adoro la musica e mi piace ascoltarla, mi piace uscire con gli amici, il mio fidanzato, cucinare e viaggiare, scoprire nuovi posti o visitare qualche museo.

Dove sei stata e quale meta ti è piaciuta di più?

Viaggi a scopo turistico non ne ho fatti tanti, più che altro con la pallavolo, in particolare con la Nazionale ho avuto la fortuna di visitare posti dall’altra parte del mondo come la Repubblica Dominicana, il Messico, il Brasile… è bello quando ti catapulti in queste realtà, scoprire un po’ come approcciano le persone alla vita, cosa mangiano, cosa fanno… Per piacere personale invece sono stata in Croazia con alcuni miei amici per festeggiare la maturità e mi è piaciuta molto.

Che musica ti piace ascoltare?

Ascolto di tutto, da canzoni vecchissime a più recenti, in particolare mi piace Vasco Rossi e i Pinguini Tattici Nucleari.

Qual è l’emozione più grande legata alla pallavolo?

La vittoria del mondiale nel 2017, più che la finale mi ricorderò sempre la semifinale in cui stavamo vincendo 2-1 contro la Turchia però nel quarto set eravamo sotto 18-24 e invece alla fine siamo riuscite a vincerlo 26-24 facendo un po’ un’impresa, quindi andare in finale è stata una grandissima emozione perché nessuno ci avrebbe mai creduto. È stata una bella prova di squadra.

La prossima intervistata sarà Beatrice Giovanna, cosa ci racconti di lei?

Anche lei è piemontese, siamo le piemontesi della squadra quindi quando torniamo a casa facciamo dei gran viaggi insieme, è una bravissima ragazza e canta benissimo.

Quali sono i tuoi progetti per il futuro?

Vorrei continuare a giocare a pallavolo, crescere e migliorare sempre di più, mi piace entrare in palestra ogni giorno e imparare sempre qualcosa di nuovo. Dal punto di vista universitario, invece, vorrei laurearmi nei tempi stabiliti.

L’intervista social a Stefania Bernabè

Quando e come hai iniziato a fare pallavolo?

Ho iniziato un po’ tardi rispetto alla norma, ma in realtà ho vissuto la pallavolo fin da piccola perché i miei genitori erano entrambi giocatori di pallavolo di serie A e B e quindi mi hanno sempre portato nei palazzetti insieme a loro; mia mamma allenava anche il minivolley e quindi mi divertivo a seguirla e giocare con i palloni. Inizialmente, però, ho provato altri sport perché i miei genitori non volevano obbligarmi a fare pallavolo solo perché già la facevano loro e quindi hanno cercato di farmi provare altro, alla fine però ho scelto il volley.

Quando hai iniziato a giocare a livello professionale?

Quest’anno è il primo anno in serie A; ho fatto per 6-7 anni la serie B qui in zona perché i miei genitori a fine carriera hanno deciso di stabilirsi a Forlì e quindi ho giocato in molte squadre della Romagna: Forlì, Cesena e Ravenna.

Com’è stato questo primo trasferimento fuori casa, anche se sei piuttosto vicino a Forlì?

Ogni tanto sarebbe bello che ci fosse la mamma per aiutarmi con le faccende di casa, però mi sto divertendo, sono in buona compagnia perché ho delle coinquiline (Beatrice Giovanna e Sara Fontemaggi) molto simpatiche, ridiamo e scherziamo, quasi sempre, ogni tanto litighiamo per le faccende domestiche (risata).

Ti piacerebbe fare esperienze anche in altri posti più lontani da casa?

Al momento ti direi di sì, ma comunque non troppo lontano perché sono un po’ più casalinga, ho bisogno della famiglia vicino.

Per via dei tuoi genitori che giocavano a livello professionale invece hai cambiato spesso città, soprattutto da piccola. Com’è stato trasferirsi più volte? Quale città ti è rimasta più nel cuore?

Nei primi spostamenti ero molto piccola quindi non realizzavo bene il perché dovessimo cambiare città, negli ultimi anni invece ne ho sofferto un po’ perché magari avevo instaurato delle amicizie che poi non potevo continuare ad alimentare. La città che mi è rimasta di più nel cuore è Perugia, perché i miei genitori hanno ancora molti amici lì che ci accolgono spesso e quindi torniamo sempre con molto piacere.

Avendo due genitori ex pallavolisti e quindi esperti del settore, senti una certa responsabilità?

Dipende, mia mamma essendo allenatrice a volte mi dà consigli tecnici che cerco di mettere in pratica, ma a volte magari non sono proprio come vorrebbe lei e quindi mi riprende. Come ho detto prima i miei genitori mi hanno sempre lasciato fare quello che volevo e credevo meglio per me e per questo li ringrazio molto perché non sono stati e non sono tuttora insistenti e mi sono sempre vicini.

Se non facessi l’opposto, quale ruolo ti piacerebbe fare?

Non lo so, è un po’ difficile dirlo, magari per similitudine direi lo schiacciatore anche se non sono bravissima a ricevere, oppure un centrale mancino, anche se in realtà i miei genitori erano entrambi centrali e a loro non piaceva tanto.

In passato avevi già giocato a Ravenna, alla Teodora, in particolare nella stagione in cui è stata promossa dalla B1 alla serie A2. Com’è stato far parte di una promozione?

È davvero un bel ricordo ed è stata una bella esperienza, anche perché ho instaurato molte amicizie (anche l’anno prima ero stata a Ravenna nelle giovanili). Il ricordo più bello, comunque, è di quando abbiamo vinto a Montella, vicino ad Avellino, siamo tornati tutti felicissimi ed in particolare una mia compagna di squadra teneva fuori dal finestrino la bandiera giallo-rossa di Ravenna, è stato divertente.

Ti manca giocare alla Libertas? Le tue compagne?

Sì perché ci sono stata 5 anni (non consecutivi); avevamo creato un bellissimo gruppo tanto che il primo anno eravamo arrivate in finale play-off. Mi sono sempre trovata molto bene sia con le ragazze che con i dirigenti, tanto che anche adesso ogni tanto ci sentiamo, abbiamo mantenuto un bel rapporto.

Come ti stai trovando qui a Ravenna nella nuova squadra?

Mi sto trovando molto bene, le mie compagne di squadra sono tutte molto allegre, abbiamo legato molto in questi mesi e quando riusciamo ci troviamo prima o dopo gli allenamenti per fare due chiacchiere. Mi trovo bene anche con gli allenatori, il livello tecnico è molto alto ed è bello sentire pareri da più persone che hanno molta più esperienza rispetto alla tua.

Come ti trovi invece con le tue coinquiline (Beatrice Giovanna e Sara Fontemaggi)? Ti chiedono se le preferisci alla tua famiglia?

È un paragone difficile da fare, però abbiamo creato un bel rapporto, facciamo anche tanti giochi da tavolo la sera e vogliamo sempre vincere tutte e tre.

Cosa dici di Ludovica, la tua vicina di spogliatoio?

Le invado sempre il posto nella panchina e quindi lei si arrabbia (risata).

Laura scrive “il dolore di oggi sarà la forza del tuo domani”…

Quando era tornata da poco a fare gli allenamenti e il nostro preparatore le faceva fare esercizi che la impegnavano molto, le ho detto questa frase e allora adesso ogni tanto salta fuori, un po’ come un motto.

Con quale canzone stai facendo impazzire le tue coinquiline?

“Musica leggerissima” di Colapesce e Dimartino che ha gareggiato a Sanremo, adesso è un po’ il mood generale. Da quando l’abbiamo sentita la metto spesso e la cantiamo insieme.

Che genere di musica ti piace di più ascoltare?

Vario molto, ascolto un po’ di tutto, se devo scegliere qualcosa in particolare direi il pop italiano, che si canta bene e soprattutto so le parole (risata).

Hai un cantante preferito?

Direi Jovanotti, sono anche andata a vedere un concerto in cui mi sono divertita tantissimo.

Anche tu fai l’università, cosa studi?

Mi sono laureata ad ottobre in “Ingegneria informatica” a Cesena e ho deciso di continuare gli studi con “Informatica per il management”. Già da piccola mi piaceva stare a computer e anche a scuola l’informatica era una materia che mi appassionava e quindi ho deciso di continuare su questa strada.

Come concili lo studio con la pallavolo?

Quest’anno, essendo il primo anno fuori casa e da non frequentante, faccio un po’ più fatica rispetto alla triennale in cui invece ho sempre frequentato le lezioni e in cui avevo anche un gruppo di amici con cui studiavo, mentre ora mi devo un po’ più arrangiare per conto mio. Per ora, però, ho dato i primi esami e sono andati bene, sono contenta e quindi spero di proseguire come sto facendo, magari con più difficoltà appunto, ma sono molto determinata.

Segui altri sport oltre alla pallavolo?

Sì, avendo giocato a basket e con una sorella più piccola che gioca a basket mi piace guardare e seguire questo sport sia italiano che NBA, per il resto guardo anche altre discipline ma magari non sono così ferrata come con la pallavolo e il basket.

Hai un atleta preferito?

Parlando di basket direi LeBron James perché oltre ad essere un atleta molto prestante in campo è anche una bellissima figura fuori perché si impegna anche in altre attività, come ad esempio la beneficenza.

Cosa fai nel tempo libero?

Se sto in casa mi piace leggere, guardare film o serie tv, se invece ho la possibilità di uscire mi piace andare con i miei amici a fare una bella camminata oppure un aperitivo o uscire con la famiglia anche.

Ti piace viaggiare?

Sì, qualche viaggio l’ho fatto e quando posso vado; principalmente ho visitato città europee.

Quali sono le città che ti sono piaciute di più?

Per una questione di cuore direi Roma, invece come meta estera Barcellona. A Barcellona ci sono stata con i miei amici e mi piace perché è una città giovane, c’è la parte di divertimento ma anche culturale e poi è sul mare che mi piace molto.

Sei cresciuta in giro per l’Italia, ma sei originaria di Roma. Ci vai spesso? Cosa ti piace di più della città?

Sì, sono nata a Roma, perché quell’anno mio babbo giocava a Roma che è anche la sua città natale, mia mamma invece è di Trento. Quando riusciamo torniamo spesso nella capitale perché c’è la mia famiglia da parte di mio padre che è molto numerosa, ci piace stare in compagnia e anche visitare la città perché essendo grandissima ogni volta decidiamo di vedere una piccola parte e scopriamo nuovi posti.

Progetti per il prossimo anno?

Ancora non me ne sono fatti, voglio continuare a studiare e per quanto riguarda la pallavolo voglio continuare a migliorarmi e farmi trovare pronta nel caso ci siano nuove opportunità.

L’intervista social a Julia Kavalenka

1) Quando e come hai iniziato a fare pallavolo?

Ho iniziato quando avevo 12-13 anni; ero andata ad un allenamento di pallamano di mio padre e subito dopo c’era stato un allenamento di pallavolo, l’ho guardato e mi è piaciuto, così ho deciso di provare anch’io.

2) Quando hai capito che avresti voluto fare della pallavolo il tuo lavoro?

L’ho capito fin da piccola perché entrambi i miei genitori sono degli sportivi professionisti: mio padre gioca a pallamano e mia mamma era judoka. Vedendo il loro esempio ho capito che lo sport sarebbe stata la mia vita e mi hanno anche molto sostenuta nella mia scelta.

3) Hai cambiato diverse città e Paesi per la pallavolo, quali sono stati?

La prima volta che sono andata all’estero per iniziare a giocare a livello professionale è stato quattro anni fa quando sono andata in Polonia, dopo sono stata a Cuneo in Italia, l’anno scorso in Francia e quest’anno di nuovo in Italia.

4) Qual è il Paese che ti è piaciuto di più?

Il Paese che mi è piaciuto di più è l’Italia perché ha un certo fascino; è da quando sono piccola che l’Italia mi piace e avrei tanto voluto giocare qua, quindi quando sono venuta è stato veramente un sogno per me.

5) Sai parlare cinque lingue, quali sono?

L’italiano l’ho imparato due anni fa a Cuneo, era una lingua che volevo imparare perché come ho già detto mi piace l’Italia; il portoghese lo so perché ho sempre studiato in Portogallo; il russo l’ho imparato fin da bambina dai miei genitori perché sono entrambi russi; l’inglese l’ho
imparato a scuola; ed infine so un po’ di francese, lo riesco a capire ma ho un po’ di difficoltà a parlare.

6) Qual è stata la lingua più difficile da imparare?

Forse il francese e l’italiano. L’italiano però vorrei impararlo meglio e migliorare.

7) Ti piacerebbe impararne altre?

No, penso che mi fermerò a cinque, direi che sono già abbastanza…(risata)

8) Sei nella nazionale del Portogallo, cosa si prova ad esserne parte?

È una grande responsabilità. Da un lato è molto bello perché si viaggia tanto, si gioca contro squadre che sono molto forti e quindi è stimolante ed è una grande soddisfazione; dall’altro lato è anche molto tosta perché sono sempre impegnata anche d’estate e quindi non posso godermi le vacanze come le altre persone.

9) Ti piace seguire la pallavolo o altri sport da spettatrice?

Sì, seguo più che altro la pallavolo e la pallamano.

10) Hai un idolo nello sport?

No, non ho un idolo in particolare, però ho sempre preso come punto di riferimento il mio papà.

11) Hai un cantante preferito o genere musicale che ti piace di più?

Non ho un genere musicale preferito, però da quando gioco in Italia mi piacciono molto le canzoni italiane.
12) Fai anche l’università, cosa studi e perché?

Ho scelto “Relazioni Internazionali” perché in questo corso si studiano le lingue. In realtà volevo studiare moda o design però sarebbe stato troppo difficile riuscire a conciliare questo tipo di percorso con la pallavolo e quindi ho scelto qualcosa che fosse più facile da seguire.

13) Come riesci a conciliare lo studio e la vita da pallavolista professionista?

È abbastanza difficile perché mi devo organizzare davvero molto bene con i tempi al di fuori degli allenamenti e delle partite; ora con la situazione Covid, essendo tutto online, è un po’ più facile.

14) Da dove nasce la tua passione per la fotografia?

È nata quando ho iniziato a girare il mondo perché mi piaceva molto catturare qualcosa dei posti che visitavo e ritrarre le persone del posto. L’anno scorso poi, in quarantena, per occupare un po’ il tempo, ho iniziato a guardare su You Tube persone che facevano foto per imparare a farle meglio, soprattutto quelle che ritraggono le persone. E ora sono molto
contenta di aver iniziato a farle un po’ più seriamente e di pubblicarle nel profilo che ho creato appositamente.

15) Come si chiama la pagina?

Il nome è artsylens_jk.

16) Nel tempo libero hai anche altri hobby?

Mi piace molto leggere, soprattutto romanzi e visitare sempre nuovi posti.

17) Quali sono le città che hai visitato ultimamente?

All’inizio dell’anno ho visitato Siena con due compagne di squadra e sono stata due volte a Bologna, sempre con le mie compagne di squadra. Tutte le città italiane che ho visitato mi sono piaciute molto, le trovo particolarmente belle.

18) Ti piace anche a te, come ad Alessandra, fare shopping?

No, non mi piace tanto fare shopping, preferisco visitare la città.

19) Qual è la prossima meta che ti piacerebbe scoprire e visitare?

Vorrei vedere le Cinque terre.

20) Quali sono i tuoi progetti futuri?

Per ora vorrei finire al meglio la stagione, per il resto vivo molto alla giornata, cerco di non programmare molto.

L’intervista Social ad Alessandra Guasti

Raccontaci un po’ la tua storia con la pallavolo dagli inizi ad oggi.

Ho iniziato insieme alle mie amiche nel mio paese d’origine, Barberino di Mugello. Quando ho iniziato ero veramente piccola, non andavo neanche alle elementari. Ho iniziato così presto perché ho una sorella più grande di 7 anni e quindi volevo un po’ copiare quello che faceva lei. Sono rimasta lì fino all’Under 16 e intanto facevo anche la serie D in un’altra squadra del mio paese. All’età di 14 anni sono partita per Bergamo per giocare alla Foppapedretti che era nei suoi anni d’oro. Lì ci sono stata 4 anni: tutte le giovanili, serie B e ogni tanto giocavo anche con la serie A. Poi ho fatto due anni a Forlì, dove ho giocato in serie A e A2 e da lì ho iniziato un po’ a girare, sono stata ad Orvieto insieme a Giulia Rocchi, poi a Vicenza, San Giovanni in Marignano, Offanengo e ora sono qui a Ravenna.

Com’è stato allontanarsi da casa così presto?

È stata molto dura, per fortuna però sono partita insieme ad un’altra mia compagna di squadra e quindi è stato un po’ più facile perché ci siamo sostenute a vicenda. Rifarei tutto e ormai sono abituata a stare lontano da casa.

Cosa ti manca di più?

La famiglia, gli amici, poi facendo questo sport a livello professionistico vorrei avere più tempo per le uscite, però allo stesso tempo ci sono altre soddisfazioni perché si arriva a giocare con persone che non ti saresti mai immaginata e che vedevi solo alla televisione.

Quando hai capito che la pallavolo sarebbe potuta diventare un lavoro vero e proprio e cos’hai provato?

L’ho iniziato a capire gli ultimi anni di Bergamo perché quando giocavo con la serie A e mi confrontavo con quel mondo lì iniziavo a capire che mi sarebbe piaciuto anche a me fare questo come lavoro. Poi quando è arrivata l’offerta per Forlì con cui ho fatto la serie A è iniziato un po’ il mio percorso professionistico a tutti gli effetti. All’inizio non credevo fosse possibile tutto questo partendo da un paesino di soli 10 000 abitanti, invece poi è andata bene.

Hai cambiato diverse città per la pallavolo, cosa ti è piaciuto di più di queste?

Sì, diciamo che ogni anno cambio città, mi sono trovata molto bene in tutte. Bergamo è un po’ un pezzo del mio cuore perché ci sono cresciuta, ho fatto le scuole superiori e ho creato tante amicizie. Anche Ravenna mi piace anche se purtroppo, con la situazione Covid, non sono ancora riuscita a godermela come avrei voluto.

A novembre ti sei laureata, raccontaci un po’ il tuo percorso universitario, cos’hai scelto e perché…

Ho iniziato l’università due anni dopo aver finito le superiori perché non ero pronta a iniziare questo tipo di percorso e poi non mi piaceva molto studiare perché pensavo solo alla pallavolo. Poi, invece, ho deciso di farla perché le mie compagne di squadra avevano iniziato un’università online, molto utile per noi sportivi che non possono frequentare le lezioni e quindi ho iniziato a pensare che mi sarebbe potuto piacere e che avrei potuto riuscirci. Devo dire che ho finito anche prima del previsto perché ho trovato quello che mi piaceva, ho fatto “Scienze Motorie” e ora ho deciso di continuare con “Scienze della Nutrizione Umana”, quindi sto studiando per diventare nutrizionista.

È complicato gestire la vita universitaria con la vita da pallavolista professionista?

L’università è strutturata in modo che si riesca ad organizzare lo studio perché le lezioni sono registrate e quindi puoi guardarle quando sei libera; io di solito le guardo nei momenti liberi dagli allenamenti durante il giorno oppure la sera se l’allenamento finisce presto. Facendo così, quindi, riesco a seguire abbastanza.

Al di fuori del campo da pallavolo cosa fai nel tempo libero?

Ora purtroppo sto in casa, però mi piace molto uscire con le mie compagne di squadra, le mie amiche, studio perché il tempo è comunque poco e mi piace molto fare shopping.

Ti piace viaggiare?

Sì mi piace molto, uno dei viaggi più belli è stato quello dopo la maturità: sono andata con le mie amiche a Mikonos. Ogni anno comunque cerco di andare in posti diversi.

Ti piace seguire la pallavolo anche da spettatrice?

Sì, guardo spesso le partite, quando sono a casa le guardo anche con mio babbo che è molto appassionato di sport.

Segui anche altri sport?

Sì, sono una grande fan dell’Inter. I miei giocatori preferiti sono Zanetti, ex capitano e ora dirigente sportivo e LuKaku che sta facendo sognare lo scudetto a noi interisti.

Chi è il tuo idolo sportivo?

Mi piacciono un po’ tutti gli sport e coloro che li rappresentano, però se proprio devo scegliere qualcuno che mi ha colpito particolarmente direi la Pellegrini e la figlia di Fiona May.

Il tuo ruolo è schiacciatrice, dicono che sai schiacciare bene anche di sinistra, è vero?

In teoria sono mancina, da piccola quando ho iniziato facevo la rincorsa al contrario, però attaccavo di destra e quindi hanno iniziato a cambiarmi un po’ la rincorsa e così sono diventata destra ma nella quotidianità faccio tutto con la sinistra.

Quali sono i tuoi progetti futuri?

Con la pallavolo spero che questo girone si concluda al meglio, abbiamo iniziato il pool salvezza un po’ con il piede sbagliato però sono molto fiduciosa e quindi spero di far bene perché ci alleniamo duramente da luglio e penso che sia una soddisfazione che dobbiamo avere perché ce lo meritiamo. A livello personale invece spero di concludere al meglio l’università.

L’intervista social ad Alice Torcolacci

Quando e come hai iniziato a fare pallavolo?

Ho iniziato in seconda o terza media perché tutte le mie amiche giocavano a pallavolo. Inizialmente mi hanno messo in campo nel ruolo di centrale perché non avevo delle basi solide, poi nel tempo sono diventata brava a ricoprire questo ruolo. MI divertivo molto e quindi quando le mie amiche hanno smesso io ho continuato.

Pensi di poter ancora migliorare tanto?

Sì, sono convinta di poter migliorare ancora, sia per me che per la squadra ed è il motivo per cui ogni giorno vado in palestra e do il 100%; per la squadra perché abbiamo un obiettivo in comune e per me stessa perché è importante essere motivati, se non fossi convinta di poter migliorare non sarei qua a giocare.

Sei delusa per non aver raggiunto il girone promozione? Pensi il potenziale ci fosse e magari sia stato dovuto alla mancanza di un po’ di continuità?

Sì, sono delusa perché l’obiettivo di inizio anno non è stato centrato, sicuramente il periodo storico e la mancata continuità hanno un po’ influenzato l’andamento del campionato. Bisogna riconoscere che abbiamo il potenziale ma molte volte non riusciamo ad esprimerci al massimo quindi la colpa è anche nostra, però manca ancora più di metà del campionato quindi si punta ad arrivare prime almeno nel girone del pool salvezza, che poi non sarà comunque un campionato facile, dobbiamo far vedere che ci meritiamo di stare in campo e perciò dobbiamo dare il massimo.

Com’è stato allontanarsi da casa a soli 16 anni?

Mi sono trasferita in seconda superiore, il primo anno l’ho fatto a Rimini poi mi sono trasferita a Ravenna. A 15-16 anni non si è molto consapevoli di quello a cui vai incontro quindi non mi preoccupavo tanto, mi sono buttata nell’esperienza nuova perché ero contenta di farla e di andare a giocare in un livello più alto. E’ stato comunque difficile perché mi sono allontanata dai miei punti di riferimento quali la famiglia, gli amici, la scuola. Ho dovuto abbandonare tutto e buttarmi in una nuova esperienza e ambiente, però sono sempre stata una che si sa adattare e me la sono goduta tutta questa esperienza, tant’è che ancora oggi faccio questa vita, quindi vuol dire che è stata un’esperienza positiva e che mi è piaciuta.

Come ti trovi a Ravenna? Ti piace vivere qui? Qual è la cosa che preferisci e quella che invece non ti piace proprio?

Ravenna mi piace, tanto che è il quinto anno che sono qua, mi piacciono le persone, infatti ho fatto molte amicizie; mi piace che ci sia tanta storia nella città, in particolare il centro storico lo trovo meraviglioso; mi piace che ci sia il mare vicino perché da dove vengo io il mare è lontano da casa; invece, la cosa che proprio detesto è la nebbia, non sono abituata, anche solo per tornare a casa da allenamento ieri sera non si vedeva niente…

Ti manca passare del tempo a Urbania, il tuo paese d’origine e con i tuoi amici di sempre?

Sì, mi mancano, quando torno a casa e poi devo ripartire sono un po’ triste nel lasciarli e mi dispiace, però è anche bello avere delle amicizie durature che ti sostengono sempre e poi alla fine sono qui a fare quello che mi piace e loro lo capiscono. Quando torno, comunque, li vedo sempre.

Come riesci a gestire la vita privata (es. università, amici, famiglia) con la vita da giocatrice professionista di serie A?

Secondo me la parola chiave è “organizzazione”, ci devo ancora lavorare bene però con il tempo sto migliorando. Il tempo a disposizione fuori dalla palestra è poco e quindi bisogna organizzare bene i tempi, sacrificare del tempo dedicato magari alle uscite, a te stessa, ad esempio nel mio caso devo recuperare delle lezioni all’università, oppure torno il weekend a casa e devo organizzare bene il tempo che ho a disposizione per vedere i miei amici…

Come mai hai all’università hai scelto il corso “Scienze internazionali e diplomatiche”? Cosa ti piace di questa facoltà?

Mi piace il fatto che abbia materie diverse e che non sia focalizzato solo sulle scienze politiche. Mi piace il diritto, l’economia e soprattutto il fatto di poter studiare due lingue perché avendo fatto il liceo linguistico mi dispiaceva abbandonarle completamente. Con questo corso, quindi, ho l’opportunità di studiare argomenti che mi interessano e continuare a studiare le lingue (inglese e tedesco). Poi in generale mi piacciono più le materie scientifiche come statistica ed economia, quindi quando ho scoperto questo corso, mi ha convinto subito.

In tanti ci chiedono se sei fidanzata, cosa rispondiamo?

Non sono fidanzata e comunque adesso ho altre priorità.

Ti piace cucinare come Ludovica? Nel caso con chi?

Mi piace cucinare ma non ai livelli di Ludovica, ogni tanto quando torno a casa, con una mia amica faccio sempre dolci.

Una persona “sconosciuta” ci chiede di spiegare il tuo soprannome “toro”.

Allora tutto è partito come motivazione, perché durante le battute io dicevo a Ludovica “dai che sei un drago” per dire che stava andando bene, che aveva fatto una bella battuta, insomma come incoraggiamento. Da quel momento, anche un po’ per le mie caratteristiche fisiche, lei mi chiama toro per incoraggiare me.

E a proposito di quest’ultima domanda, qualcun altro ci chiede come riesci a sopportare come compagna di palla a coppie una ragazza polemica come Ludovica che non può rispondere alle accuse quindi sii clemente?

Ludovica non è assolutamente polemica, è meravigliosa, abbiamo legato subito e abbiamo un bellissimo rapporto, anche perché abbiamo lo stesso ruolo e di conseguenza ci confrontiamo su tanti punti che sono in comune, sulle problematiche del nostro ruolo. Mi piace parlare con lei perché mi dà sempre il suo punto di vista, diverso dal mio anche per la sua esperienza.

Che programmi hai per il prossimo anno?

Per quanto riguarda la pallavolo sono un po’ scaramantica quindi non lo so e non ci sto pensando, invece dal punto di vista dello studio spero di finire l’università in tempo perché il prossimo anno è l’ultimo. Per il resto vivrò un po’ il momento.

Qualche settimana fa la squadra ha girato un balletto sulle note di Jerusalema, ci hanno chiesto se ci mostri qualche passo e com’è stato ballare con le tue compagne di squadra.

Allora per i passi direi che non è il caso, ci sono delle mie compagne che sono molto più brave… è stato molto divertente fare il balletto insieme a loro, anche per sdrammatizzare un po’ la situazione di tensione di questo periodo storico ed infatti speriamo sia passato il messaggio di positività.

In vista della prossima partita come ti senti?

Io non vedo l’ora di giocare di nuovo, un po’ di tensione c’è perché siamo state ferme tanto e quindi ci manca l’emozione del prepartita, come ho detto prima è difficile questa non continuità però siamo molto cariche.

L’intervista social a Ludovica Guidi

Come hai iniziato con la pallavolo?

L’inizio si è fatto un po’ attendere, avevo l’età di 12 anni e sono stata convinta dalle mie amiche che giocavano già da qualche anno. Inizialmente avevo paura di ricevere ma poi il destino ha voluto che diventassi proprio un centrale.

Quando hai capito che avresti potuto fare della tua passione il tuo lavoro?

Il percorso è stato lungo, soprattutto con le giovanili ho avuto modo di fare diverse selezioni provinciali, regionali e poi con il club Italia che mi ha fatto avvicinare al mondo del professionismo. Inizialmente non pensavo alla pallavolo come lavoro, solo dopo il mio esordio in serie A all’età di 17 anni con la mia squadra di casa ho avuto l’occasione di provare il vero mondo del professionismo. Lì ho lavorato con giocatrici importanti, tra cui la capitana della nazionale spagnola di allora; poi il vero salto al professionismo è avvenuto l’anno che sono andata a giocare all’estero, in Francia. Lì ho capito cosa volesse dire ancora di più fare pallavolo da professionista, perché fino a quel momento non avevo mai pensato di farlo diventare un vero e proprio lavoro ed invece nel momento in cui vai a giocare all’estero e sei la straniera che deve farsi valere e sei lì veramente solo per quello, lì capisci l’importanza della pallavolo come lavoro. La stagione in Francia, quindi, è stato un po’ il trampolino di lancio, soprattutto nella mia testa e nei miei progetti.

Cosa si prova ad essere capitano? Quali caratteristiche devi avere per fare il capitano?

È la prima volta che mi capita di essere capitano, sicuramente è una grandissima responsabilità essere guida e leader di una squadra molto giovane, che ha grandi potenzialità ma ci sono anche tante ragazze che hanno bisogno di crescere e hanno bisogno di avere una vera e propria guida, non solo a livello tecnico in campo ma anche una figura di fiducia e questo non è facile. Con il tempo ho imparato che una squadra deve essere in primis squadra al di là del semplice gruppo fuori dal campo in cui nascono amicizie; in campo bisogna essere una squadra veramente unita e il capitano fa da collante a questa piccola costruzione.

Quanto sei alta? Quanto conta l’altezza nella pallavolo? E numero di scarpe?

Sono alta 1,86 e porto un bel 43 di scarpe. L’altezza nella pallavolo non è tutto perché il ruolo del libero non per forza deve essere alto, però a livello atletico, soprattutto nel ruolo del centrale, attaccante e dell’opposto è sicuramente un punto a favore. Nelle categorie più alte, però, come la serie A1, l’altezza sta giocando un ruolo fondamentale.

Da dove nasce l’idea di aprire un blog di ricette dove racconti anche la tua vita da pallavolista?

L’idea del blog è stata una casualità, il nuovo lockdown nel mese di novembre mi ha rattristito e volendo comunque rimanere in contatto con il pubblico che ci segue, ma anche con la mia famiglia, ho conciliato la mia passione per la cucina con l’occasione di raccontare settimana dopo settimana cosa succede durante il lavoro in palestra oppure alle partite e poi ci unisco qualche mio pensiero del momento che sto vivendo. Vedere il pubblico che esulta ed incita alle partite è una componente che sta mancando e quindi questo è stato un modo per colmare questa mancanza.

Per ora hai fatto solo ricette dolci, ne farai anche di salate? In particolare, sai fare la parmigiana?

Sulla parmigiana ci posso lavorare, non sono pratica nel friggere perché cucino cose molto salutari. Mi piace cucinare anche il salato, mangio senza tanto e di tutto. Ho una predisposizione per il dolce solo perché è più pratico per condividerlo con le mie compagne di squadra; portare una torta in palestra come merenda e dividerla per tutte dopo un allenamento è molto più semplice.

Hai un cantante preferito?

Ultimamente sto ascoltando Pinguini Tattici Nucleari perché mi mettono molta allegria ed hanno azzeccato il mood necessario di questo periodo.

Nel tempo libero fai anche la modella?

Non faccio la modella e non ho mai pensato di farlo, ci penserò, mai dire mai. In realtà ho semplicemente posato qualche volta per la mia compagna di squadra Julia Kavalenka che è appassionata di fotografia e ci siamo divertite molto in queste nuove esperienze, magari un domani finita la pallavolo chissà…

Come concili lo studio all’università con la pallavolo? Perché proprio ingegneria edile?

Faccio Ingegneria Edile – Architetura a Pisa, ormai mi mancano pochi esami, quindi spero di completare presto il mio percorso. Quando ho scelto questa facoltà ero consapevole delle difficoltà che avrei dovuto affrontare con la vita da pallavolista visti anche i progetti che si devono svolgere costantemente, però già da piccola avevo la passione per i lego piuttosto che per le barbie, volevo costruire, lasciare qualcosa agli altri e lasciare un’impronta. Questa facoltà, quindi, mi rappresenta appieno perchè non è ingegneria pura ma avendo un’impronta di architettura mi permette di spaziare anche con la creatività, proprio come faccio con i dolci. Per conciliare le due attività invece, sono dell’idea che quando qualcosa ti piace trovi il modo di perseguirla, in qualsiasi maniera. Ammetto, però, che ci sono stati periodi difficili, come l’anno in Francia che ha rallentato questo percorso, ho dovuto abbandonare temporaneamente gli studi perché non c’erano le lezioni online che mi consentivano di seguire e poi nel corso del tempo ho anche perso i miei compagni che si sono laureati e quindi potevo chiedere solo dei piccoli aiuti.

Quali sono i tuoi obiettivi a breve e lungo termine?

Allora domanda un po’ difficile, più che altro per il periodo un po’ precario che stiamo vivendo che non consente di fare programmi nel lungo termine e tutto sommato neanche nel breve, un piccolo esempio è il nostro campionato, non ci immaginavamo di fermarci così a lungo con il ritmo gara ufficiale. Comunque, a breve termine sto portando avanti il percorso universitario e altri piccoli progetti e finita la stagione sarò dedita allo studio, spero anche di riacquisire un po’ di libertà perché amo molto viaggiare, anche solo un weekend fuori porta. A lungo termine ci penserò, ora con la squadra ci aspetta il pool salvezza e aspetto i cambiamenti generali che probabilmente ci saranno a livello organizzativo nella pallavolo.

Cosa ne pensi della tua compagna di palla a coppie?

Questa è di parte, Alice Torcolacci, secondo anno che siamo insieme. Penso che sia una ragazza stupenda a livello personale e molto solare. Abbiamo lo tesso ruolo e quindi facciamo allenamenti specifici insieme. Sono contenta che stia crescendo tanto e sono contenta di averle dato nel mio piccolo una mano in questo. Però non voglio fare preferenze, voglio bene a tutte le mie compagne.